Hybris

Pubblicato: 28/02/2025

Teatro Comunale D’Annunzio di Latina

Stagione 2024-25

 Venerdì 28 febbraio 2025 ore 21,00

HYBRIS

di Flavia Mastrella Antonio Rezza

con Antonio Rezza

e con Ivan Bellavista, Manolo Muoio,

Miriam Fricano, Enzo Di Norscia, Antonella

Rizzo, Daniele Cavaioli, Cristina Maccioni

(mai) scritto da Antonio Rezza

habitat Flavia Mastrella

assistente alla creazione Massimo Camilli

luci e tecnica Alice Mollica

organizzazione generale Tamara Viola, Stefania Saltarelli

macchinista Eughenij Razzeca

produzione RezzaMastrella, La Fabbrica dell’Attore - Teatro Vascello, Teatro di Sardegna

coproduzione Spoleto, Festival dei Due Mondi

Hybris

Comune di Latina e ATCL, circuito multidisciplinare del Lazio sostenuto da MIC – Ministero della Cultura e Regione Lazio, presentano, fuori abbonamento, venerdì 28 febbraio, al Teatro Comunale D’Annunzio, Hybris, di Flavia Mastrella Antonio Rezza, con Antonio Rezza e con Ivan Bellavista, Manolo Muoio, Miriam Fricano, Enzo Di Norscia, Antonella Rizzo, Daniele Cavaioli, Cristina Maccioni, (mai) scritto da Antonio Rezza, habitat Flavia Mastrella, assistente alla creazione Massimo Camilli, luci e tecnica Alice Mollica, organizzazione generale Tamara Viola, Stefania Saltarelli, macchinista Eughenij Razzeca, produzione RezzaMastrella, La Fabbrica dell’Attore - Teatro Vascello, Teatro di Sardegna, coproduzione Spoleto, Festival dei Due Mondi.

Come si possono riempire le cose vuote? È possibile che il vuoto sia solo un punto di vista? La porta…perché solo così ci si allontana. Ognuno perde l’orientamento, la certezza di essere in un luogo, perde il suo regno così in terra e non in cielo. L’uomo fa il verso alla belva. Che lui stesso rappresenta. Senza rancore. La porta ha perso la stanza e il suo significato, apre sul nulla e chiude sul nulla. Divide quello che non c’è… intorno un ambiente asettico fatto di bagliori. L’essere è prigioniero del corpo, fascinato dall’onnipotenza della sua immagine trasforma il suo aspetto per raggiungere la bellezza immobile e silente che tanto gli è cara. Le gabbie naturali imposte dal mondo legiferano della nascita, della crescita e della cultura, ma la morte è come al solito insabbiata; ai bambolotti queste cose sembrano inutili sofferenze, antiche volgarità.

La porta attraversata dal corpo, che è di cervello e profondamente pigro, si trasforma in un portale nel vuoto; al bordo del precipizio si può immaginare un mondo alternativo ma il bambolotto si lascia abitare da chiunque, di ognuno prende un pezzo, uno spunto, sicuro e consapevole di dare una direzione sua alle cose. La spina dorsale si allunga e si anima: finalmente si divide. Aprire la porta sulle altrui incertezze, sull’ambiguità, sull’insicurezza dell’essere e la meschinità dello stare. Chiunque sta in un punto, detta legge in quel punto. Ci si conosce sotto i piedi, nulla può durare a lungo quando due persone si incontrano esattamente dove sono: e dove stanno non si vede bene perché ci sono i piedi sopra. I rapporti finiscono perché nascono sotto i calcagni, senza rispetto. Piccoli dittatori che fanno della posizione la loro roccaforte. Ma poi barcollano con una porta davanti gestita da un carnefice inesatto che stabilisce dove gli altri vivono. Non cambia molto essere un metro oltre o un metro prima, ma muta lo stato d’animo di chi sapeva dove era e adesso ignora dove andrà perché non sa da dove parte. Chi bussa sta dentro, chi bussa cerca disperatamente che qualcuno da fuori chieda “chi è?”. Bussiamo troppo spesso da fuori per tutelare le poche persone che vivono all’interno, si tratta di famiglie di due o tre elementi, piccoli centri di potere chiusi a chiave.

Dovremmo imparare a bussare ogni volta che usciamo, perché fuori ci sono tutti, l’esterno è proprietà riservata, condominio esistenziale, casa aperta. L’educazione va sfoggiata in mezzo agli altri e non pretesa quando ci si spranga insieme al parentato. La famiglia la sera chiude fuori tutta l’umanità, che senso ha accogliere il diverso quando ogni notte ci barrichiamo dichiarando l’invalicabilità della nostra dimora? Infimi governanti delle pareti domestiche, come le bestie. L’uomo diventa circense, domatore della proprietà privata.

Teatro Comunale D’Annunzio: viale Umberto I n. 43 - Latina

Botteghino del teatro: aperto giovedì e venerdì ore 16-19; sabato ore 10-13 e 16-19

E nei giorni di spettacolo da 1 ora prima

Biglietti online su ticketone.it

Info: 0773 652642; teatrodannunziolatina@gmail.com

Biglietti

Platea: Intero 27 € +d.p. – Ridotto 25 €+d.p

Palchi platea, I Galleria, Palchi galleria I ord: Intero 25 € +d.p. – Ridotto 23 €+d.p.

II Galleria, Palchi galleria II ord: Intero 22 € +d.p. – Ridotto 20 €+d.p 

Ridotto abbonati

Platea: € 22,00

Palchi platea, I Galleria, Palchi galleria I ord: € 20,00

II Galleria, Palchi galleria II ord: € 17,00

Ridotto gruppi (Minimo 6 persone) € 15,00

LAZIO YOUTH CARD € 10,00

www.atcllazio.it

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Ufficio Stampa

Maurizio Quattrini



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