Il "vino nuovo" del Vangelo fermento di nuova Umanità

Pubblicato: 18/01/2025
Il "vino nuovo" del Vangelo fermento di nuova Umanità

Questa è la seconda domenica del tempo cosiddetto “ordinario” ma è anche la domenica nella quale celebriamo quella che teologicamente chiamiamo la terza “epifania”, la prima è stata, celebrata il giorno dedicato alla Adorazione dei Magi,  la seconda domenica scorsa quando abbiamo ricordato il battesimo di Gesù, la terza quindi, per tradizione della Chiesa, è oggi. Nella liturgia ci viene riproposto il tema di Cana, il miracolo di Cana. Certamente tutti sanno che a Cana si celebrò un matrimonio.

Dunque siamo in un contesto festoso e Gesù scegli proprio il banchetto di nozze per manifestare la Sua piena divinità (epifania: manifestazione). E’ il secondo passo del Vangelo che ci riferisce di un dialogo tra Maria e Gesù; il primo dialogo dobbiamo farlo risalire all’episodio dello smarrimento di Gesù adolescente nel Tempio: anche in quella circostanza Gesù sembrava contrariato e distante dal pensiero della Madre.

A Cana però le cose sembrano volgere diversamente. La madre non fa leva sul ruolo che le è stato attribuito da Dio di essere madre, ma su quello dello spirito che fa di lei non una madre alla quale obbedire, ma una vera  discepola, “figlia di suo figlio” come la celebra Dante. Ai servi dice: “Qualsiasi cosa vi dica, fatela”. È la fede di Abramo che lascia la sua terra e va dove Dio gli indica, è la fede nella divina provvidenza che il faraone, anche se in una cultura diversa, aveva espresso a proposito di Giuseppe (cf. Gen 41,55) l’uomo della provvidenza che ha salvato la sua terra e molte nazioni dalla fame, è la fede del

Viene a mancare il vino e Maria informa il Figlio di questo “vuoto” terribile. Non avere più vino nel contesto di una festa significa non avere più i presupposti per fare festa, ma non dobbiamo dimenticare che Giovanni, - l’evangelista che scrive - ci rimanda sempre a ben più profondi significati, oltre il sic et simpliciter problema della mancanza di vino.

L’assenza di vino vuole significare che manca Dio, manca la gioia, mancano le motivazioni profonde e la vita così non ha senso. La risposta di Gesù inizialmente è piuttosto determinata: “non è il momento di rivelarmi” e la chiama “donna”. Ancora non è il momento, non è giunta l'ora, però Maria insiste, e, in certo modo, come dice Don Tonino Bello essendo “donna del vino nuovo”, lo prega, insite e crede fortemente nel Suo Amore. E’ Lei che scorge in anticipo quel “vuoto” che si crea e che si sta creando nell'umano quando si allontana da Dio. Un vuoto che se vogliamo ancora oggi irrompe. In tutto il suo spessore e il suo deleterio avvilupparsi nelle storie umane.

C’è  un continuo avanzare, un vuoto incredibile che come un magma annichilisce tutti, un vuoto di valori, un vuoto educativo, un vuoto di Dio, un vuoto di amore. Oggi ancor più ci accorgiamo di essere in un tempo in cui questo vuoto sta diventando una voragine che si allarga sempre di più. Ma noi credenti riteniamo, soprattutto in questo anno giubilare, dove la Speranza è il carburante che muove ogni nostro passo, che ogni vuoto può essere colmato dalla Grazia di Dio e che noi per primi, “pellegrini di Speranza”, possiamo essere quelle piccole ma tanto importanti “gocce” di “vino nuovo” che rinnovano il mondo.

Gesù non fa solo tracimare le giare di vino trasformando l’acqua. Il Miracolo più grande che compie è mettere nei cuori di ogni persona il “vino nuovo” della gioia non un vino qualsiasi ma “nuovo” cioè inedito, per cui, da quel momento nulla sarà più come prima, perché viene immessa quella novità evangelica che diventerà “lievito che fermenta la massa”, sarà anche se piccola cosa agli occhi del mondo, il motore che avvierà un processo di cambiamento irreversibile. Questo è il traguardo per tutti e l’impegno di ogni credente consiste nel rendere visibile e palpabile questo cambiamento....

La “Speranza non delude”, ci ha ricordato papa Francesco con le parole di Paolo e certamente questo “vuoto” può essere colmato dal vino nuovo della grazia di Dio, della bellezza dell'incontro con Dio. 

Maria, “donna del vino nuovo” capisce al volo - così dice Don Tonino Bello -, quello che sta accadendo e vorrebbe con la sua intercessione impedire che questo vuoto si allarghi sempre di più, che questo mondo finisca, questo mondo di Dio, di appartenenza a Lui, in cui ancora c’è consapevolezza di essere amati da Dio si svuoti. E' per questo che Maria interviene e agisce, appunto, anticipando l’ora di Gesù, introducendo “sul banchetto della storia non solo i boccali della festa, ma anche i primi fermenti della novità”. Una festa, una novità che è Gesù Cristo stesso, il quale con il primo miracolo di Cana si rivela al mondo compassionevole e attendo alle necessità degli uomini.

don Alfonso GIORGIO



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